Filosofia con Ann Schreppers - Parte I: Il Essence dello Yoga Sutra

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A person sits cross-legged on a rooftop, practicing yoga with hands in a prayer position, surrounded by soft pillows and greenery.

Alla scoperta delle radici, dello scopo e del potenziale trasformativo dello yoga attraverso la lente degli Yoga Sutra di Patanjali. Ogni settimana approfondiamo un insegnamento condiviso dall’insegnante di yoga Ann Schreppers, scoprendo come l’antica saggezza si traduca nella pratica moderna e come lo yoga possa diventare una filosofia di vita.

In questa prima parte della nostra serie sulla filosofia dello yoga, Ann esplora lo Yoga Sutra 1.2 di Patanjali e l’essenza degli Yoga Sutra: come il placare la mente conduca alla consapevolezza, alla compassione e a un modo di vivere più consapevole.

Sutra 1.2 — Yogaś citta-vṛtti-nirodhaḥ

«Lo yoga è il placamento delle fluttuazioni della mente».

Onorare le radici e vivere la tradizione

Lo yoga è la chiave per sbloccare infinite possibilità nella vita. È un percorso interiore, che ci permette di prendere coscienza del nostro cuore e di quali intenzioni e valori contano davvero in un mondo pieno di distrazioni. Ha il potere di arricchire le nostre vite con la capacità di vivere e agire guidati dall’amore.

Quando pratichiamo lo yoga, begin di comprendere che il viaggio non consiste nel fare di più per sentirci appagati, ma nel ricordare la ricchezza e la profondità di ogni esperienza. La vera essenza dello yoga risiede nella realizzazione del nostro Sé, la consapevolezza testimone che osserva senza giudizio, l’anima che irradia luce e chiarezza. Quando ci riconnettiamo a questa fonte interiore, il modo in cui viviamo la vita si trasforma completamente. La mente comincia a placarsi, la reattività condizionata si attenua e ciò che rimane è la pace, la pura presenza.

Per me, Yogaś citta vṛtti nirodhaḥ significa che lo yoga placa le fluttuazioni della mente affinché possiamo vedere con chiarezza. Solo allora possiamo comprendere il vero significato e la direzione della nostra vita. Noi begin a muoverci partendo dall’essenza, dall’interno verso l’esterno, e la nostra vita diventa un’opportunità per sentire e diffondere luce. Tutto inizia con l’osservare i modi in cui la nostra attenzione è dispersa e come gli schemi di condizionamento ci tengono prigionieri negli stessi circuiti e cicli, in cui reagiamo a situazioni simili sempre allo stesso modo. Lo yoga è un potente invito a interagire in modo diverso con il nostro corpo, la nostra mente, le sue sensazioni e il nostro rapporto con la realtà quotidiana.

A woman kneels in a yoga pose on a beach at sunset, surrounded by sand and scenic cliffs. Relaxation and mindfulness in nature.

Onorare la tradizione nella pratica moderna

Onorare le radici dello yoga significa salire sul tappetino con il chiaro impegno di essere presenti, di sentire il corpo, il respiro e l’interconnessione di tutto ciò che esiste. Non siamo separati. Ogni pensiero, parola e azione ha un impatto.

Un modo potente per risvegliare e amplificare questo processo di consapevolezza, credo, è attraverso l’apprezzamento. Poiché può essere piuttosto travolgente iniziare e rendersi conto dei molti modi in cui ci rapportiamo alla vita spinti dalla paura, dal giudizio o dal senso di carenza. L’apprezzamento impedisce che la nostra sadhana diventi una lotta guidata dall’ego, accende il cuore e nutre l’accettazione. Ci offre uno strumento per celebrare i piccoli progressi, anziché rimanere fissati sul risultato. Quando pratichiamo in questo modo, il nostro yoga diventa un equilibrio sacro tra sforzo intenzionale e sincera soddisfazione.

Ogni volta che ci muoviamo, diamo il meglio di noi nell’esprimere la posizione, immergendoci al di là di simpatie o antipatie. Una semplice azione fisica diventa una chiave spirituale, capace di trasformare la resistenza nella capacità di agire con verità e umiltà, in base alle nostre attuali possibilità. Ricordiamo continuamente a noi stessi i doni del nostro respiro, del nostro corpo e della nostra vita.

Lo yoga ci concede davvero la libertà di non credere più a tutto ciò che pensiamo, ma di ancorarci al testimone che osserva tutto ciò per coltivare un chiaro sistema di valori e un impegno verso la visione del mondo in cui desideriamo vivere. Attraverso piccoli passi e respiri profondi, andiamo avanti. Non tendendo alla perfezione, ma immergendoci nel processo di progresso continuo attraverso il permesso e lo sforzo sostenibile.

La pratica risveglia inevitabilmente la nostra connection verso gli altri e l’energia che inviamo e condividiamo con il mondo. È un effetto a catena di consapevolezza e compassione che ha inizio dentro di noi e si espande verso l’esterno.

A woman performs a backbend yoga pose on a beach, with cliffs in the background and people relaxing along the shore at sunset.

Ricordare il lignaggio

La storia lascia un margine di interpretazione, quindi riconosciamo umilmente tale margine in base alle diverse narrazioni. Si dice che le radici dello yoga affondino nell’antica civiltà dell’Indo-Saraswati, come parte di un rituale sacro per onorare la natura e l’energia divina che la attraversa. Nel corso del tempo, l’attenzione si è spostata dalle offerte esterne alla ricerca interiore, dall’adorazione del divino esterno alla realizzazione della libertà interiore.

Questa evoluzione, insieme ad altri eventi chiave e cambiamenti nel panorama culturale, portò allo Yoga Sutra di Patanjali, la prima panoramica sistematica dello studio dello yoga. Successivamente, lo sviluppo dell’Hatha Yoga ha approfondito la dimensione fisica ed energetica dello yoga, e le due correnti si sono fuse grazie a maestri moderni come T. Krishnamacharya, il cui metodo Vinyāsa krama suscita uno stato meditativo e vitalità attraverso l’unione di respiro e movimento.

Gli Yoga Sutra vedono lo yoga come uno strumento per liberarci dalla sofferenza, quella sofferenza che nasce dall’identificazione con la mente e i suoi attaccamenti. Conoscere la nostra vera natura ci libera dal bisogno di controllo, conducendoci in uno stato profondo di fluidità e presenza.

Lo yoga ci offre l’opportunità di rendere omaggio al nostro corpo, al nostro respiro e alla vita che ci permette di essere qui. Può riaccendere una curiosità e una creatività infantili, la sensazione che la vita non sia un problema da risolvere, ma un’esplorazione ed espressione di libertà e amore.

A woman performs a yoga pose on a beach at sunset, surrounded by sandy terrain and cliffs, with other beachgoers in the background.

Vivere lo yoga oltre le asana

Se permettiamo alla nostra pratica delle asana di essere un vero portale verso la presenza, un portale che invita alla pace attraverso l’autenticità interiore piuttosto che la convalida esterna, ci riconnettiamo con ciò che è reale. Smettiamo di sforzarci di compiacere e iniziamo invece begin ad ascoltare. Onoriamo l’intuizione che guida ciascuno di noi verso i propri passi unici, sul tappetino e fuori da esso. In questo senso, non importa tanto come appare… ma ciò che conta è come ci fa sentire.

Molti di noi temono l’ignoto, temendo le emozioni che potrebbero emergere di fronte a una sfida o a un cambiamento. Ma lo yoga sviluppa la capacità, nel corpo, nella mente e nel sistema nervoso, di affrontare le difficoltà senza cedere alla reattività. Questa, per me, è la libertà suprema: non aver bisogno che gli altri o le circostanze cambino per trovare la pace.

L’asana diventa così uno specchio, che ci mostra dove opporre resistenza e dove possiamo ammorbidirci. Ogni posizione ci insegna come riappropriarci del nostro potere, non quel tipo di potere che controlla o afferra, ma il potere di agire con pazienza e compassione.

Anche la scienza ora conferma ciò che la saggezza antica già sapeva, ovvero che la gratitudine e l’apprezzamento trasformano sia gli individui che le comunità. Tutto è collegato. Il cambiamento che cerchiamo inizia con la presenza e la resilienza interiore.

Adoro questo detto:

«Una brutta giornata per l’ego è una bella giornata per l’anima».

E lo stesso vale per la nostra pratica.

Onorare la tradizione oggi

Onorare la tradizione dello yoga significa non dare mai la pratica per scontata. Significa rendere grazie, prima di ogni pratica, al lignaggio e a tutti i maestri. Muoversi con riverenza verso il corpo come strumento sacro di consapevolezza.

Per me significa anche studiare, imparare il sanscrito, comprenderne i significati stratificati, cantare e rimanere umile di fronte alla vastità di questo percorso. Ma soprattutto, significa l’impegno a cercare di essere una brava persona. Permettere che il giudizio e la resistenza si trasformino in curiosità. Vivere la vita come un Vinyāsa, respirando, muovendosi e fluendo con consapevolezza e amore.

E, sempre, ricordare che tutto è interconnesso. Siamo tutti sulla stessa barca. Ricordare che non c’è un “io” nel benessere. Che lo yoga, nella sua essenza più vera, è l’arte di vivere in maggiore armonia, con se stessi, con gli altri e con la vita stessa.

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Ann Schreppers è una bodyworker di lunga data e insegnante di yoga dedita alla trasformazione personale e collettiva. Il suo percorso è iniziato con il balletto classico, dove ha messo radici il suo amore per il movimento e l’esperienza umana. Da oltre un decennio condivide il dono dello yoga e una leadership sincera in tutto il mondo, nelle comunità dell’America Centrale e del Kenya, dove vive parte dell’anno. Attraverso la sua piattaforma, Conscious Corner, Ann crea programmi, ritiri e corsi di formazione per insegnanti che intrecciano movimento, consapevolezza e scopo. Con una formazione accademica in Politiche Pubbliche, è appassionata di promuovere il benessere attraverso strutture di autoconsapevolezza e vita consapevole — ispirando gli altri a riconnettersi con la propria verità interiore e ad avere un impatto positivo sulle persone e sul pianeta.

Instagram: @ann.schreppers

Sito web: consciouscorner.be

Prossimi ritiri: consciouscorner.be/retreats

Prossimi corsi di formazione: consciouscorner.be/sacred-sequence-trainings


Per saperne di più:

→ Parte II: Le cause della sofferenza e la consapevolezza energetica

→ Parte III: Vinyāsa e Asana come strumenti

→ Parte IV: Praticare con il cuore